Cal Lightman è il protagonista della serie TV “Lie to me.”

È un esperto di comunicazione non verbale che fa da consulente anche alla polizia.

Scrutando le micro espressioni del viso e altri movimenti involontari, Cal è infallibile nel capire quando non dici la verità.

Vede subito se, quando parli di qualcosa, lo fai da esperto oppure stai improvvisando e hai solo conoscenze superficiali e rattoppate.

Ha un’abilità affascinante che vorremmo avere tutti.

Ebbene, se mi segui in questo articolo ti fornirò 7 elementi che ti permetteranno di essere il Cal Lightman delle informazioni sui rimedi naturali.

Sono 7 indizi che ti guideranno nello smascherare le pessime informazioni sui rimedi naturali.

Ti svelerò quei 7 “micro dettagli” di un testo, quei veri e propri vuoti di notizie, quei dati colpevolmente vaghi o quei proclami esagerati che rivelano la scarsa qualità di un articolo.

Cominciamo.

1. L’autore dell’articolo non è auterevole

Magari non ci badi.

Magari inconsciamente pensi: se uno si mette a scrivere di rimedi naturali, ne saprà qualcosa.

Non è così.

Ecco perchè poi ne leggi di tutti i colori.

Perciò innanzitutto cerca chi è l’autore dell’articolo e guarda se ci sono un po’ di informazioni su di lui.

È un medico? Un naturopata? Un farmacista o un biochimico che ha studiato fitoterapia?

Oppure è solo un giornalista generico, un blogger, un articolista che mette il naso dappertutto e vuole parlare anche di ciò che non conosce?

No, l’aggettivo “appassionato di…” non basta.

La fonte delle informazioni che leggi è sempre una delle cose più importanti.

In ogni ambito.

E a maggior ragione riguardo la salute.

Naturalmente se l’autore non ha nessuna credenziale per parlare di rimedi naturali, comincia a storcere il naso.

2. Il titolo non è coerente con quello che leggi poi nell’articolo.

Vale a dire: il titolo ti promette di rivelarti una cosa che poi effettivamente ti viene detta nell’articolo?

Oppure è un titolo shock creato ad arte solo per attirare l’attenzione mentre leggi tutt’altro nel pezzo che segue?

Può capitare addirittura che il titolo la spari grossa e l’articolo poi faccia finta di niente. Cioè il testo che leggi dopo non spiega perchè il titolo l’ha detta così grossa. Lo ignora o ne prende quasi le distanze, come fosse lo scemo del villaggio. Intanto però la scemenza l’ha detta.

Questo capita quando leggi titoli roboanti fatti così:

“Scoperto super antibiotico naturale migliore di ogni medicina…”

E nell’articolo non ti dicono in base a cosa possono dire che è migliore di… Fanno finta di niente e ti raccontano tranquillamente le caratteristiche di un rimedio simile a tanti altri.

Oppure ti fanno promesse del tipo:

“…Non avrai mai più gambe gonfie…”

“…Sconfiggerai per sempre il mal di testa…”

“…Ti libererai da tutti quanti i dolori…”

Termini assoluti come “mai più”, “per sempre”, “tutti quanti” sono esagerazioni ingannevoli.

Non tengono conto del fatto che siamo tutti diversi e che i disturbi possono essere più o meno importanti.

Non tengono conto che gli effetti benefici della pianta possono essere più o meno dimostrati e possono variare comunque da persona a persona.

Ti do anche un’ulteriore indicazione.

Alla larga da articoli con titoli che parlano in nome di un’intera categoria di esperti. Vogliono solo far colpo su di te.

Vale a dire titoli come:

“Gli scienziati concordano con…”

“I cardiologi suggeriscono che…”

“I nutrizionisti hanno scoperto che…”

“I naturopati consigliano di…”

Sono tutti titoli senza senso che vogliono solo rendere più credibile le panzane che si scrivono dopo.

Perchè senza senso?

Perchè non esiste proprio che tutta la categoria degli scienziati, all’unanimità, in coro, dice che …ecc. ecc.

Casomai saranno “alcuni scienziati”, oppure un “gruppo di cardiologi”, “un’equipe di nutrizionisti”.

O magari, a volte, dietro quei titoloni, c’è UNO scienziato, UN cardiologo…

3. C’è un lungo elenco di benefici per la tua salute senza distinzione su quale effetto è più dimostrato e quale meno

È vero che molto spesso le erbe ti forniscono un insieme di benefici.

È vero che uno dei vantaggi dei rimedi naturali spesso è quello di farti bene contemporaneamente su più livelli.

Ma è anche vero che alcuni effetti sono più dimostrati, sicuri, con alle spalle prove ed evidenze numerose. Mentre altri vantaggi sono più incerti, meno probabili o che richiedono ulteriori dimostrazioni.

Già il leggere lunghi elenchi che trasformano una pianta nella panacea di tutti i mali fa scuotere la testa.

Se per di più questi numerosissimi benefici vengono messi tutti sullo stesso piano, allo stesso livello di evidenza ed efficacia, c’è solo da cambiare decisamente lettura e cestinare l’articolo.

4. Non ti parlano di quale parte della pianta ha un’attività benefica sulla tua salute

Si comincia sempre parlando della pianta officinale in generale.

E va bene.

Ma dopo bisogna anche dire quale parte ha le sostanze benefiche.

Sono i frutti o le foglie?

O forse i fiori?

Oppure sono le radici o il rizoma (che è la parte sotterranea del fusto)?

Se non viene specificata la parte con le sostanze benefiche, l’articolo è veramente scadente.

Così infatti ti induce pericolosamente a credere che tutta la pianta faccia bene.

Perchè pericolosamente?

Perchè ci sono alcune erbe che hanno parti benefiche e parti addirittura velenose.

Ad esempio la Borragine ha fiori e foglie ricche di alcaloidi potenzialmente tossici e cancerogeni. L’olio estratto dai suoi semi invece è tranquillo.

5. Non ti dicono quali sono le sostanze attive della pianta, dette anche principi attivi.

Ripetiamo: non è quasi mai tutta la pianta che fa bene alla salute.

Abbiamo detto che è una certa parte.

Ma più precisamente dobbiamo affermare che sono un’insieme di sostanze, (chiamato anche fitocomplesso), responsabili dell’attività della pianta.

Sono i principi attivi che portano benefici alla tua salute.

Capisci bene che una trattazione seria delle erbe deve per forza citarli.

Altrimenti, come per il 3°punto, si fa passare l’idea (sbagliata!) che qualunque parte della pianta ti fa bene. Che qualunque sostanza della pianta è utile per la tua salute, e non è vero!

Non solo non è così, ma a volte, prima di venderla come rimedio, occorre togliere alcune sostanze che invece fanno male.

Ad esempio l’estratto di Ginkgo biloba deve essere liberato dagli acidi ginkgolici che danno allergie ed effetti collaterali!

6. Non ti accennano nemmeno quali sono le quantità di principi attivi che hanno dimostrato di funzionare

Non basta che siano presenti i principi attivi.

Occorre anche che ci siano quantità adeguate. Quelle quantità che gli studi scientifici hanno testato con successo sull’uomo.

Questo è uno dei punti su cui inciampano miseramente la maggior parte degli articoli sui rimedi naturali.

È importante indicare anche la quantità che ha dimostrato di funzionare!

Va cercata negli studi scientifici e citata.

Se poi si parla di un prodotto specifico va bene anche un link che rimanda ad una descrizione più dettagliata, nessun problema.

Ma comunque la dose di principi attivi da consumare va detta in qualche modo, e deve essere quella suggerita dai risultati positivi degli studi scientifici.

7. Non ti parlano di studi o te ne parlano male.

Ti viene citato qualche studio?

Ti viene detto se è solo in vitro (in provetta), o solo su animali e se invece è uno studio clinico (cioè sull’uomo)?

Potrebbe capitarti di leggere affermazioni del tipo: questa pianta ti darà questo effetto perchè lo ha dimostrato in uno studio su topolini di laboratorio…

Ecco, frasi di questo tipo sono da cestinare all’istante.

Un buon risultato dell’erba in questione su delle cavie da laboratorio fa ben sperare per l’uomo, ma non ci dice ancora niente di certo per la tua salute.

Può capitare, è vero, che alcuni rimedi derivino solo dalla tradizione popolare, e non abbiano ancora studi.

Devono però scriverlo.

Non è detto che siano per forza inutili o da scartare, ma vanno comunque presi con le pinze.

È già capitato che la moderna fitoterapia abbia scoperto erbe della tradizione popolare ritenute curative e poi non lo erano.

Come è successo col Camedrio ritenuto per anni un depurativo del fegato. Poi la fitoterapia ha scoperto invece che è tossico e capace di provocare anche epatiti fulminanti.

Una pianta che ha già avuto verifiche scientifiche attraverso degli studi, è certamente più sicura. Sia come azione benefica che come tollerabilità.

 

Usa questa serie di indizi come un setaccio.

Quando leggi articoli che inciampano su più di uno di questi 7 punti, fa’ attenzione.

Ti si deve accendere una spia d’allarme che ti mette sul chi va là.

Ti capiterà anche di trovare delle informazioni che cadono miseramente su tutti questi 7 elementi.

In quel caso evita l’articolo come la peste!

Mentre scrivo questo pezzo del blog, ade esempio, si sta avvicinando la stagione più fredda.

Vedrai spuntare come funghi una marea di articoli su come proteggerti dell’influenza, dal raffreddore, dai malanni di stagione…

Con questi 7 indizi ti renderai conto di quante parole inutili o fuorvianti verranno spese a riguardo.

E salverai ben poche informazioni.

Anche perchè sono ben pochi quei rimedi naturali che possono presentarti dei risultati nel proteggerti contro i malanni di stagione.

Pochissimi quelli che hanno svariati studi sull’uomo che mostrano un’azione benefica di protezione in svariate situazioni.

Uno di questi lo trovi addirittura potenziato per poterti dare il massimo della sua azione protettiva.

È il betaglucano biopotenziato del lievito di birra

Cos’è e cosa fa di preciso?

Te ne parliamo in questa serie di articoli del blog => articoli sul betaglucano potenziato che ti mostrano come si possa dare una buona informazione quando il rimedio naturale è pieno di evidenze sulla sua azione benefica.

Se invece sei curioso di sapere come prenderlo, lo trovi qua => https://www.bioeleva.com/prodotto/immunoeleva-betaglucano-biopotenziato/