Avevo appena spento il motore dell’auto.

Mi sono girato per prendere la borsa dal sedile posteriore.

Con una contorsione degna di un ginnasta quale non sono, afferro la valigetta gonfia di carte e di libri.

Sento subito una fitta al braccio e una alla spalla. Come se due spade mi avessero trapassato.

Mollo tutto e mi ricompongo ma ormai il danno è fatto.

“Stupida fretta” – brontolo mentre mi massaggio il braccio.

Il dolore acuto è scomparso subito ma mi è rimasto un fastidioso indolenzimento.

D’improvviso il braccio si è indebolito come se una forza misteriosa avesse risucchiato tutte le mie energie.

Magari è capitato anche a te di avere dolori muscolari come questo.

Magari non al braccio ma a un polpaccio o ad una coscia dopo un salto, una corsa o una camminata in discesa.

Nessuno strappo o stiramento. Tutto continua a funzionare, ma la forza è ridotta di molto, ci si sente indolenziti e il dolore si ripresenta ogni tanto sempre lì in agguato.

“Vabbè, dai, niente di grave” – pensi – “domani sarò come nuovo”

E invece domani è anche peggio, coi dolori muscolari più intensi.

Gli esperti chiamano questo problema con la sigla inglese (tanto per cambiare) EIMD (Exercize-induced muscle damage).  Vale a dire “danno muscolare indotto dall’esercizio”.

E guarda un po’, può derivare da un movimento che non fai mai, come nel mio caso.

Oppure può essere un fastidioso indolenzimento che insorge il giorno dopo uno sforzo fisico.

Come dopo una corsa, il giocare a tennis, una lunga camminata in discesa.

E allora ti massaggi la gamba o il braccio dolente e indebolito, e pensi:

“Ma non doveva far bene lo sport?”

Subito non ci si bada un granché.

Sì, è fastidioso, ma tutto sommato ci si convive.

Solo che questa convivenza rischia di essere lunga, molto lunga.

E i dolori muscolari ti impediscono di svolgere bene le attività di ogni giorno. Oppure ti tocca rimandare la prossima corsetta, la camminata già programmata, la partita di tennis già prenotata.

Gli esperti non si sono limitati solo a dare un nome a questo fastidio.

Lo hanno anche studiato, perchè è un danno muscolare vero e proprio, da non sottovalutare. Ed è provocato soprattutto dai movimenti eccentrici dei muscoli. Cioè quando producono forza distendendosi (come capita al polpaccio quando appoggi il piede a terra)

Il dott. Robert S. Thiebaud, in uno studio pubblicato sul Journal of Trainology (2012) parla di questo danno muscolare (EIMD) come di una prolungata perdita di forze e un peggioramento delle performance nell’uso del muscolo.

E afferma:

“Se il danno muscolare è severo può capitare una rabdomiolisi indotta dall’esercizio”

La rabdomiolisi è quando la lesione ai muscoli è grave e rilascia nel sangue sostanze che possono anche andare ad intossicare i reni.

Infatti il dott. Thiebaud continua:

“…E quando la rabdomiolisi avviene in contemporanea alla disidratazione e allo stress da calore, può portare a problemi potenzialmente mortali come l’insufficienza renale acuta” (1)

Ok, senza andare a pensare al peggio, già il solo indolenzimento prolungato che fa male quando sforzi un po’, è una seccatura in grado di rompere le scatole.

E per molto tempo!

Perchè i dolori muscolari intralciano e infastidiscono le normali azioni quotidiane, ma anche perchè fanno saltare i piani per riprendere presto l’attività fisica.

Inoltre, se sottovalutato, questo danno può anche sfociare in stiramenti o strappi muscolari.

Molti usano dei farmaci antinfiammatori (non steroidei) contro questi dolori muscolari

Ma non sanno che spegnere troppo bruscamente l’infiammazione può bloccare o rovinare il processo naturale di guarigione del muscolo.

Certo, con questi farmaci percepisci meno dolore e stai maglio.

Ma, come scrive il dott. Schoenfeld in uno studio scientifico (2), questi antinfiammatori potrebbero compromettere il recupero muscolare. Se poi l’uso è regolare potrebbero dare anche effetti negativi al sistema nervoso (3)

Ecco perchè un altro studioso, il professor McFarlin dell’Università del Texas del Nord, ha cercato un rimedio naturale che agiva sì contro l’infiammazione, ma senza gli effetti indesiderati dei farmaci antinfiammatori.

La sua attenzione si è concentrata sulle capacità della curcumina, il principio attivo della curcuma.

Perchè proprio la curcumina?

Perché c’erano già alcuni studi che promettevano bene. Mostravano cioè un’azione antinfiammatoria di questa sostanza naturale attraverso varie vie, con più meccanismi contemporaneamente.

Però c’era un problema. 

Il professore McFarlin aveva letto di ottimi risultati della curcumina in provetta, di buoni esiti sugli animali, ma sull’uomo…

Sull’uomo c’era il grosso, grossissimo problema della scarsa biodisponibilità della curcumina.

Cioè questa sostanza viene pochissimo assorbita, rapidamente trasformata, e facilmente eliminata dal nostro organismo.

Insomma quando la mangi, fa fatica ad entrare e rimanere nel nostro corpo e quel poco che ci riesce, viene sbattuta fuori in fretta a calci.

Tanto è vero che gli studi sull’uomo, a disposizione del nostro professore, non davano grandi risultati, anche quando venivano date enormi quantità di curcumina (cose come 25 capsule da 400mg al giorno!).

E prendere la curcuma così com’è?

La curcuma in polvere, come trovi nei supermercati, negli studi non la si prende più nemmeno in considerazione.

C’è troppo poca curcumina (5%)!

Ecco perchè, prima di studiarla, viene prima concentrata in curcumina.

Ma anche così, come vedi, rimane il grande problema della biodisponibilità.

Mi dispiace, ma quando leggi in giro che la curcuma fa questo e quest’altro, o che un nuovo studio mostra che la curcuma ecc ecc., non stanno parlando di quella che prendi in polvere. Ma si tratta di estratti di curcuma concentrati in curcumina e, sempre più spesso, potenziati.

Come l’estratto potenziato che ha deciso di utilizzare McFarlin.

Ha infatti condotto uno studio su 28 persone, sottoposte a uno sforzo fisico che provocasse loro il danno muscolare indotto dall’esercizio (EIMD). Senza esagerare, naturalmente.(4)

In questo test ha visto che quei soggetti che stavano prendendo da due giorni la curcuma potenziata, hanno avuto minor infiammazione muscolare e un più rapido recupero.

Un risultato non basato sulle loro parole o impressioni.

Ma su dati di laboratorio:

  • -48% di CK (dove CK è una sostanza che indica danno muscolare. Meno ne trovi, minore è la lesione)
  • -25% di TNF-α e -21% di IL-8 che sono sostanze prodotte dal nostro corpo in caso di infiammazione. Meno ce ne sono, minore è l’infiammazione.

Insomma è bastato prendere una volta al giorno una compressa da 400mg di questa curcuma potenziata per evitare una grossa infiammazione e per ridurre la lesione muscolare.

Capisci bene che questo significa un più rapido ripristino delle normali azioni quotidiani.

Significa ridurre i giorni in cui ti trascini il braccio o la gamba dolenti. E poter fare le cose di sempre con la forza e l’energia di sempre.

Significa non dovere saltare più la corsa o la partita programmata. O non dover rinunciare anche alla salutare camminata quotidiana, che tanto aiuta a rimanere enrgici e vitali.

In fondo, vuol dire aiutarsi a mantenersi in splendida forma con una piccola integrazione quotidiana.

Tanto è vero che il professor McFarlin conclude lo studio con queste parole:

“I miglioramenti osservati sull’infiammazione biologica, possono tradursi in un più rapido recupero e una accresciuta capacità funzionale per la successiva sessione di esercizi. Queste scoperte supportano l’utilizzo dell’integrazione di curcumina orale per ridurre i sintomi del danno muscolare indotto dall’esercizio”

Certo, tutto questo però, quando la curcumina riesci a prenderla così potenziata!

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(1) Robert S. Thiebaud Journal of Trainology 2012;1:36-44
2) Brad J. Schoenfeld Sport Med 2012; 42 (12): 1017-1029
3) E. Auriel, K. Regev, A.D. Korczyn, Handb. Clin. Neurol. 119 (2014) 577–584.
4) B. McFarlin BBA Clinical 5 (2016) 72-78